Il viaggiatore che ha smarrito la rotta e non capisce se si trova troppo avanti, in anticipo rispetto ai suoi compagni, o se invece si è attardato, distratto dal volo di qualche uccello o intento a consumare un pasto frugale, ora si decide a consultare la mappa; ma rischia di commettere un errore decisivo, perché sta tentando di proiettare uno spazio curvo in uno piatto. Lo stesso errore che può commettere un uomo che entra in una stanza poco illuminata e deve indovinare le superfici, per ricavarne a posteriori un disegno, e può utilizzare tutti i suoi sensi, ma non la vista.
Ora, se si tratta di un viaggiatore che si muove all’incirca lungo la linee dei tropici, ogni passo del suo cammino corrisponde a un tratto di strada percorso sulla carta, e a ogni sua incertezza corrisponde una pari incertezza sulla mappa, e questo non aggiunge né toglie nulla alle sue intenzioni, la carta gli restituisce più o meno fedelmente la sua volontà o la sua capacità d’orientamento, sia che desideri perdersi del tutto o invece se vorrà ritrovarsi; al contrario, man mano che ci si posta lungo latitudini più fredde, la mappa diventa via via meno veritiera, aggiungendo brandelli sempre più grandi di terre inesistenti o inventate. E al viaggiatore, che non sa se è destinato a ritrovare prima o dopo i suoi compagni, la distanza che ha coperto nella realtà risulterà molto minore di quella che ha previsto; crederà di essersi molto spostato, invece sarà rimasto fermo all’incirca nello stesso punto.